Bmabini

Quando noi Missionari Comboniani arrivammo in questo nuovo territorio di Nyabushozi-Rushere, il nostro primo impegno fu di conoscere la vastissima zona affidataci.

Giorno dopo giorno, con l’aiuto di qualcuno residente, andammo in giro, esplorando, guardando, domandando, scoprendo alcuni cristiani che erano venuti da villaggi lontani per stabilirsi da queste parti.

Un lavoro che tutti i Missionari fanno quando vanno in un posto nuovo.

Era il mese di Dicembre del 2000, Ero arrivato nella zona a Settembre, mentre Il mio confratello Padre Giuseppe Ambrosi era venuto a Giugno.

Nella zona di Rwemikoma, a 50 chilometri dalla zona centrale di Rushere, c’era una chiesetta di fango ed un comunità di cristiani di poche decine di persone.

Andai a celebrare la Messa, e alla fine mi si presenta una donna anziana con tre bambini:due maschi ed una femminuccia.

Col marito erano venuti in questa zona con 3 nipotini che i genitori erano morti.

Un Missionario bianco li aveva aiutati.Ora il Missionario era ritornato in Europa, il marito era morto e lei era rimasta sola, senza aiuto, con questi tre bambini. Non avevano terra abbastanza per coltivare e mantenersi.

Non si poteva far finta di niente, e così tutti caddero sulle spalle di Padre Paolino.

Siccome avevo incominciato la scuola primaria, li misi a scuola, nelle classi inferiori.

Kadogo William, Byaruhanga John e sua sorella Immacolata.

Aiutai la nonna a comprare un pezzo di terra per dare da mangiare a se e questi nipoti.

Feci gemellare questa zona con la Parrocchia del Rosario di Lamezia, che ha aiutato a costruire la scuola.

Passano gli anni e i ragazzi continuano a studiare. Scuola Primaria di 7 anni. Scuola secondaria di 4 anni.

Poi Kadogo William va all’Istituto magistrale e ora é Insegnante, alla scuola di Nyakasharara, a 20 chilometri da Rushere. Fra un paio d’anni, sarà lui il Direttore della Scuola.

Immacolata decide di sposarsi.

Byaruhnga John vuole fare l’elettricista, e cosi lo mandiamo a studiare. E diventa elettricista, sembra sia bravo perché va alla Capitale, Kampala, e trova lavoro.

Poi, improvvisamente, questa passata settimana, arriva la notizia che é morto dopo tre giorni di malattia.

gruppo_ritDi che cosa non ho capito. Dicono che aveva male forte al fianco.

Bisogna portare il corpo a Rwemikoma, con forte spesa.

E' inutile dire, che in Africa difficilmente la gente crede ad una morte naturale.

Però la morte di John, a 25 anni, ha fatto molta impressione.

E noi pensavamo , con l’elettricità, che sta arrivando dapertutto, il nostro John ci sarà utilissimo e comincerà a gradagnare per farsi una vita.

Coloro che l’aiutavano saranno certamente delusi, e addolorati, per la perdita di un loro figlio, cosi come addolorato lo sono io, che avevo tanta fiducia in questo bravo ragazzo.

Una vita stroncata. Un sogno infranto.

Qualcun altro prenderà il suo posto. Ma ogni persona é un unico e non potrà esserci uno come lui.

La vita continua per gli altri, ai quali tutti auguriamo un futuro sereno.

Pregate per la sua anima.

Vi risparmio la versione data dalla gente vicina, della morte di John, e alla quale tutti credono.

Nell’ambiente pagano africano, che ancora é presente ed ha molta influenza nella vita di tanta gente, anche le cose piu’ incredibili e mostruose sono possible. Anche la stampa ugandese, qualche volta, da notizia di sacrifici umani, per motivi vari.

Vi prego di credere, come cristiani, che l’ora di questo ragazzo era arrivata, e che qualunque cosa sia stata fatta a lui per terminare la sua giovane esistenza, certamente non ha intaccato la realtà della sua anima immortale, che crediamo sia vicina al Padre Celeste.

Pur nella povertà estrema della famiglia, che non ha avuto, ho cercato di agire come i genitori che l’hanno aiutato a studiare avrebbero fatto con un loro figlio.

E tutti nel suo villaggio ve ne sono molto grati.

Questa molto anziana e malata nonna, sembra sia anche lei verso la fine del suo viaggio terreno.

Se dovesse andare, queste due creature rimaste sulla terra, avranno ancora piu’ bisogno del nostro affetto e del nostro aiuto. Padre Paolino da solo non ce la può fare, perché non sono i soli in questa condizione di solitudine..

Padre Paolino.

RUSHERE, 5 ottobre 2013