Donna

Un giorno l’amico Mauro mi chiese: ” Che cosa potrei fare per cambiare la vita almeno di una persona?"

Di fatto vi sono tantissimi modi con cui si può aiutare, e non necessariamente al di sopra delle possibilità economiche di tante persone generose e solidali, a cambiare la vita di tante persone.

Ecco un esempio.

Alcuni mesi fa andavo a Kampala da Rushere col mio confratello Padre Gianluigi Pitton, anche lui una vita in Missione,ma ora qui a Rushere con me.

Bisogna comprendere e accettare che anche tra i Missionari vi sono delle attitudini di lavoro per un campo più che per un altro.

Padre Gianluigi, ha veramente incarnato il carisma del nostro Fondatore, Comboni: gli ultimo e i più abbandonati.
E cioè: ragazzi di strada, ammalati, carcerati, handicappati, i più poveri dei poveri.

Ed infatti, anche qui a Rushere, è questo il lavoro principale che fa, ma non con i ragazzi di strada, perché’ noi li abbiamo messi tutti a scuola.

E c’è da notare che, oltre tutto, anche lui ha seri problemi di salute.

Andando a Kampala, vicino alla citta di Masaka, a metà strada per Kampala, mi chiede di accompagnarlo a visitare una persona, che abita un po’ lontano dalla strada principale, nell’interno, per una ventina di chilometri.

Qui siamo nella Regione del Buganda, tra la Tribù dei Baganda, che è la Tribù più numerosa e più sviluppata dell’Uganda, perché’ gli Europei arrivarono prima in questa regione ed anche la Comunità Cristiana Cattolica è la più numerosa.

I primi Missionari Cattolici arrivarono nella Capitale Kampala un 150 anni fa, quando il nome Uganda e la Nazione Uganda non esistevano ancora.

E fu anche questa tribù che appena 5 anni dopo aver ricevuto la fede cristiana, diede i primi Martiri all’Uganda e alla Chiesa Universale.

La zona è abbastanza popolata con le solite capanne africane, ma con molte casette fatte di mattoni.

Padre Gianluigi si ferma davanti ad una casetta ,da dove esce con grande fatica una ragazza.

Questa ragazza si chiama Harriet, abita in questa casetta di mattoni, con due stanzette, ed un pezzettino di terra tutto intorno, dove vi sono alcuni alberi di banane (Matooke), alcuni alberi di cassava ed un piccolo pezzetto di terra con patate dolci.

Harriet è una ragazza abbastanza adulta, con un grave handicap alle gambe. Di fatto è come se le gambe non le avesse. In qualche falegnameria le hanno fatto due gambe, ma cammina molto male e con molta difficoltà, aiutata da due stampelle molto grezze.

Padre Gianluigi mi racconta la storia.

L’ha conosciuta quando lui e lei erano a Kampala. L’ha presentata ad un Istituto di Suore che si prendono cura di queste persone. L’hanno aiutata a studiare. Ha finito le scuole superiori, per questo parla bene l’inglese, altrimenti non ci saremmo capiti, dato che io conosco pochissimo la sua lingua, il Luganda, a lingua della tribù dei Baganda. La mia lingua è il Runyankore, della nostra tribù dei Banyankore, nella Regione dell’Ankore, dove si trova la Missione di Rushere.

Poi l’anno aiutata a stabilirsi in questa zona, le hanno comprato questo pezzettino di terra e aiutata a costruire questa casetta.

Entriamo. In questa prima stanza, di fatto c’è quasi niente. Una zappa, un recipiente di plastica per l’acqua, una lampada a petrolio per l’illuminazione uno sgabello ed una piccolo tavolo. C’è anche una piccolo stufa a legna, credo per cucinare quel poco di matooke e fagioli e patate dolci che riesce a produrre. I vicini credo l’aiutano un po’ ed anche Padre Gianluigi mi dice che ogni tanto le manda un po’ di denaro. A sinistra un’altra piccola stanza, credo con un letto ed un altro sgabello. Padre Gianluigi, va ad aiutarla a portare fuori lo sgabello.

Teso alle due pareti, un lungo spago, con attaccati alcuni vestiti.

Si vede anche un termos e ci da due sgabelli per sedere. Si vede come è affezionata a Padre Gianluigi, che chiama “Daddy” (Papà)

La ragazza pensereste che si metta a lamentarsi. No, è sempre sorridente, e con molta fatica si muove per mettere dentro il thermos una bevanda fatta di miglio, e poi preparare due bicchieri di plastica, per offrircela.

E non si stanca di ringraziare suo Papà (Gianluigi) per la visita e per aver portato a casa sua un visitatore, Padre Paolino.

Domando a Padre Gianluigi come fa veramente a vivere. Nelle sue condizioni è assolutamente impossibile che faccia qualunque lavoro per mantenersi.

Qualche piccolo mezzo di entrata ce l’avrebbe, ma ora non funziona.

Ha un telefono da tavolo, che lavora con una batteria. Quando si scarica debbono andare a caricarla a 20 chilometri, e spesso non trova chi possa andarci.

La gente del villaggio viene a telefonare e paga qualcosa, che le permette di sopravvivere.

(In assenza di energia elettrica stabile e diffusa nonché di linee telefoniche terrestri e con ancora scarsa diffusione di telefoni cellulari, sono diffusi telefoni “pubblici”, rappresentati da telefoni da tavolo a batteria con tecnologia cellulare che vengono messi a disposizione a pagamento NDR)

Ma ora è tutto fermo.

Dico a Padre Gianluigi che è il caso di aiutarla ad usare bene questo telefono, che per lei e l’unico mezzo di sostentamento.

Io le lascio una piccola somma di 50 mila scellini (Euro 17).

Poi proseguiamo per Kampala.

Ai primi di Settembre io vengo in Italia e non dimentico Harriet.

A metà settembre ritorno a Rushere. Gli amici Italiani sono stati abbastanza generosi con me.

Mi metto subito a lavorare per Harriet.

Darle l’elettricità con I pannelli solari.

A Rushere, vi è un nostro Cristiano che vende e monta i pannelli solari

Mi faccio preparare il materiale e i prezzi.

Un pannello solare

Una batteria

3 lampadine con l’occorrente (una per stanza ed una per fuori)

Un piccolo trasformatore, perché i telefoni lavorano (si ricaricano NDR) a corrente 240V

Una ciabatta (si chiama cosi ?), per collegare telefono e telefonini.

Così, non solo caricherà il suo telefono, ma se qualcuno ha un telefonino può venire a caricarlo da lei pagando una piccolo somma.

Spesa totale Scellini ugandesi I,500,000(Euro 500)

Aggiungo un piccolo capitale di scellini 300,000 ( Euro 100) per comprare schede telefoniche e venderle, e col ricavato comprare nuove schede

Padre Gianluigi parte col nostro venditore per fare l’impianto.

Verso le sei pomeriggio sono di ritorno.

La sera arriva la telefonata di Harriet. Ringrazia Dio e Padre Paolino. Le dico di non disturbare Dio e Padre Paolino, ma di pregare per i nostri benefattori italiani che hanno dato i soldi, spinti dal loro animo generoso di cristiani.

Un piccolo dono per dare speranza e vita.

Questo è solo un piccolo esempio di come un piccolo dono possa fare cosi tanto per una persona in bisogno.

Nel passato, avevo fatto altre cose di questo genere per aiutare famiglie povere e in difficoltà.

Essendo la maggior parte dei nostri cristiani immigrati, non hanno terra sufficiente per viverci.

Si sa che la capra è considerata la mucca dei poveri. La capra è come un conto in banca e può pascolare per le strade.

Allora distribuivo a queste famiglie 3 capre per una. E vi assicuro che facevano la differenza per quella famiglia.

Poi dovetti smettere, perché la somma destinata a questo progetto finì.

Tre capre costano 300mila scellini, cioè Euro 100. Per una famiglia che comincia a vivere, è un inizio per andare avanti.

Ringrazio tutti coloro che ho incontrato nel mio breve soggiorno in Italia e di nuovo vi giunga a tutti la gratitudine e l’affetto di Harriet

Padre Paolino

Quando mi sarà possibile vi manderò la foto di Harriet